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Reviews



Brothers Quay: In Absentia

Roberto Aita , spindoctor@iol.it

September 30, 2001


I Brothers Quay sono tra i pochi registi di film d'animazione ad aver raggiunto la notorietà battendo le strade tortuose e scomode del cinema d'autore. Americani di nascita ma inglesi d'adozione, i fratelli, o meglio gemelli Stephen e Timothy Quay da oltre vent'anni sfornano film abbaglianti per la loro bellezza quanto inquietanti ed ermetici. Si tratta di opere nelle quali non esiste una traccia narrativa univoca e definita, ma tutto è immerso in atmosfere surreali, sonnamboliche, a metà strada tra la fiaba e l'incubo.

I pupazzi e gli oggetti animati che troviamo nei film dei fratelli Quay sembrano usciti dalla mente intossicata di un bevitore d'assenzio, anche se i riferimenti visivi riportano ad una razionalità espressionista di marcata matrice esteuropea. Oggetto di culto in tutto il mondo, questi film sono il frutto di progetti autonomi dei Brothers Quay e di commissioni delle più importanti reti televisive britanniche (BBC, Channel 4), di network commerciali come MTV, di rockstar del calibro di Peter Gabriel.

Stephen e Timothy Quay sono stati ospiti a Trieste delle manifestazioni dedicate allo scrittore galiziano Bruno Schulz , dalle cui opere hanno tratto ispirazione per uno dei loro capolavori, Street of Crocodiles. E' stata l'occasione per presentare in anteprima italiana il loro nuovo film In Absentia, dopo un lungo periodo di inattività seguita all'esordio nel lungometraggio con Institute Benjamenta (1995). La proiezione di In Absentia al Teatro Miela, sede di una breve retrospettiva, ha al contempo stordito ed affascinato il pubblico per lo straordinario impatto delle immagini e della partitura musicale, composta da Karlheinz Stockhausen. Li abbiamo incontrati di ritorno da un intenso "wine-tour" nelle enoteche della città vecchia...

Institute Benjamenta

Come è nato In Absentia?

Si tratta di un film commissionato dalla BBC che fa parte di una serie, "Sound on Film International", nata dalla collaborazione tra compositori musicali e filmaker. Ad ogni filmaker è stato assegnato un brano musicale dal quale trarre lo spunto per la costruzione di un cortometraggio. Noi abbiamo lavorato su una composizione di Karlheinz Stockhausen, "Zwei Paare"... il giorno in cui l'abbiamo ascoltata per la prima volta si è scatenata dentro di noi una tempesta di idee e spunti visivi. Siamo così partiti subito con la realizzazione del film senza avere un vero e proprio piano di lavoro, ma sviluppandolo giorno per giorno.

Nei titoli di coda si scopre che il film si ispira ad una vicenda realmente accaduta...

Per la storia ci siamo basati su un fatto realmente accaduto di una donna rinchiusa in un ospedale psichiatrico, che ogni giorno scriveva lettere d'amore al proprio uomo...la cosa sorprendente è che quando Stockausen ha visto il film in anteprima si è talmente commosso da scoppiare in lacrime; abbiamo saputo solo dopo che sua madre era stata rinchiusa dai nazisti in un manicomio, dove poi era morta...anche per noi è stato un momento molto toccante, soprattutto per il fatto di aver realizzato il film all'oscuro di tutto ciò.

Per quanto riguarda l'aspetto prettamente visivo si nota in questo lavoro un utilizzo della luce molto articolato, quasi in funzione narrativa...

Questo in parte perché la musica di Stockhausen era come se fosse satura di elettricità, e di conseguenza abbiamo scelto di dare al film una luce che fosse particolare, quasi divina...Così abbiamo girato quasi tutte le scene con la luce solare proveniente dalle finestre dello studio, utilizzando poi specchi e pannelli riflettenti per modellarla secondo le esigenze di ogni singola scena. Avendo a disposizione luce naturale eravamo ovviamente legati alle condizioni meteorologiche, e quindi abbiamo sfruttato la qualità della luce che di volta in volta arrivava sul set per realizzare le sequenze animate. Abbiamo inoltre simulato il fenomeno dei cosiddetti "lampi di calore", frequente in molte regioni, per rappresentare il sofferto paesaggio mentale della protagonista.

Institute Benjamenta

Questo uso della luce ricorda un po' i film di Tarkovskij e Aleksandr Sokurov...

In effetti Tarkovskij all'inizio della sua carriera ci aveva molto colpito, amavamo tutti i suoi film fino a Stalker, poi invece con Nostalghia e Sacrificio ha forse perso un po' l'ispirazione...Anche Sokurov ha realizzato dei film molto belli, come Whispering Pages che è quello che ci piace di più.

Come mai avete scelto il formato Cinemascope per questo film ?

Perché volevamo che fosse all'altezza della grandiosità della musica, che tra l'altro è in Dolby Surround...era un'occasione per vedere i nostri piccoli oggetti animati in una scala molto più grande di quella a cui eravamo abituati, volevamo che avessero un impatto forte sullo spettatore, come la musica di Stockausen. Allora abbiamo adottato una strategia visuale aggressiva...

In effetti la musica di Stockausen ha un impatto fortissimo...

La musica di Stockausen è così intensa, è di una profondità impressionante...non è assolutamente una colonna sonora come viene intesa di solito, proviene dalle stelle, dal cosmo, trova qualcosa nel nostro universo...i suoni che emette l'universo, la pura alterità...lui dice di provenire da Sirio, e c'è da credergli...

Come avete conosciuto l'opera di Bruno Schulz e quale relazione ha con la vostra poetica ?

L'abbiamo conosciuto grazie ad un nostro amico in Polonia, che l'ha introdotto dicendo che era "il Kafka polacco"...poi naturalmente abbiamo scoperto che non era proprio così, che erano due personaggi abbastanza simili per certi versi ma distanti per altri. La prima volta che l'abbiamo letto non ci aveva particolarmente colpito, lo trovavamo interessante ma più che altro dal punto di vista strettamente letterario. Successivamente, ad una seconda lettura, è riuscito a farci comprendere l'animazione come una sorta di metafisica...voglio dire, quando Schulz ne "Le botteghe color cannella" argomenta sul "tredicesimo mese dell'anno" penso che abbia trovato una metafora che ben si adatta all'animazione, o meglio all'animazione che vive ai margini della produzione "mainstream", che non è colonizzata dagli idioti, o dalla televisione. Noi vorremmo che l'animazione fosse come una nota a margine, una sorta di grande apocrifo... nello stesso modo in cui lo erano i lavori di Bruno Schulz. E' una sfida che abbiamo raccolto proprio grazie alle sue opere, che ci hanno spinto a creare qualcosa di cui poi siamo stati orgogliosi...

Da cosa deriva questo interesse per il mondo e la cultura dell'est europeo, che attraversa praticamente tutti vostri lavori?

Per noi in qualche modo è la parte oscura dell'universo, ci sono angoli ancora inesplorati...e poi il mondo dell'animazione, dei pupazzi animati ha sempre avuto una grande tradizione in quest'area, qualcosa di molto diverso dalla tradizione disneyana. Autori come Starewicz, Borowczyk... la scuola ceca, i russi, hanno realizzato opere di animazione davvero fantastiche.

E' stato quindi il mondo dell'animazione che vi ha introdotti alla cultura esteuropea ?

E' stata la prima cosa che abbiamo conosciuto, grazie ai festival di cinema che si tenevano a Philadelphia e alle proiezioni che organizzavano al College. E poi tutta la tradizione musicale, con nomi come Janacek, Alban Berg, Stravinskij...e poi Dostoevskij con le Memorie da una casa di morti...sono stati per noi come dei lampi di luce, che ci hanno introdotto ad una costellazione di possibilità inedite e stimolanti.

Nei vostri film molte volte si respira un'atmosfera claustrofobica, da incubo, un po' come nei racconti di Kafka...

Non si tratta di incubi, noi pensiamo veramente che l'animazione possa creare un'alterità, e ciò che noi vogliamo raggiungere con i nostri film è un'alterità "oggettivata", non un sogno o un incubo ma un mondo autonomo ed autosufficiente, che abbia le proprie leggi, una lucidità...è un po' come quando si osserva il mondo degli insetti, ci si chiede a quale logica rispondano i loro comportamenti, non possono dialogare con noi per spiegarci cosa fanno, è un miracolo bizzarro. Ecco, penso che guardare uno dei nostri film sia come osservare il mondo degli insetti... La stessa logica d'altra parte si può trovare nel balletto, dove non esiste il dialogo e tutto si basa sul linguaggio dei gesti, della musica, del ritmo, che vanno interpretati dallo spettatore. Non ci piace utilizzare dialoghi, ci bastano la musica e i movimenti, la luce, i suoni.

Cosa è cambiato nel mondo dell'animazione da quando avete realizzato il primo film ?

Innanzitutto c'è un calo di interesse da parte dei committenti riguardo all'animazione in generale, infatti "In Absentia" è il primo film d'animazione commissionatoci negli ultimi otto anni, a parte qualche sigla o videoclip. Abbiamo realizzato il nostro primo lungometraggio nel 1995, Institute Benjamenta, e poi per cinque anni praticamente siamo rimasti fermi. In Gran Bretagna la situazione produttiva non è delle migliori, perché ad esempio Channel 4 ha molto ristretto gli spazi per la sperimentazione.

Institute Benjamenta

Progetti per l'immediato futuro ?

Vorremmo poter continuare sulla strada intrapresa con questo ultimo lavoro, realizzare ad esempio In Absentia Part 2, Part 3, Part 4 eccetera, ma penso che sarà quasi impossibile, perché tra l'altro non c'è un riscontro di pubblico per queste opere, soprattutto in TV. I committenti spesso sono fieri di produrre film come questi, ma poi quando vedono gli ascolti cambiano subito opinione...è anche per questo motivo che abbiamo deciso che questo film, girato in 35 millimetri, fosse sprecato per un utilizzo solamente televisivo e che avrebbe avuto una sua vita indipendente su grande schermo. Abbiamo chiesto così alla BBC i diritti di distribuzione del film nelle sale, e loro ce l'hanno subito accordato. Siamo riusciti a dare una seconda vita a quest'opera, che altrimenti sarebbe sparita nel buco nero degli archivi televisivi. In questo periodo comunque abbiamo curato la regia di due balletti, uno dei quali dedicato ad E.T.A. Hoffmann, prodotti da Channel 4, ma in realtà il nostro desiderio è di poter continuare a fare opere d'animazione. Abbiamo un nuovo soggetto che stiamo proponendo in giro, vediamo se andrà in porto...

In Absentia 20', BN e colore, 35 mm, CinemaScope, Dolby SR, 2000

Ulteriori informazioni e immagini tratte dal film si trovano al sito In Absentia